Piccolo Teatro Città di Ravenna

G.A.D. Gino Caprara & Laboratorio Italiano

Teatro Parrochiale di Bubano (BO) - Domenica 10 Febbraio 1980 ore 21:00
(di Icilio Missiroli)
I nostri ricordi Rassegna Articoli


Sabato 26 Gennaio 1980

"Una Rumagnola"

Articolo relativo alla rappresentazione di "Una Rumagnola" a Bubano il 10 faebbraio 1980

Finalmente il teatro dialettale romagnolo si è dimostrato per quello che veramente è. La commedia, da tempo nel repertorio del Piccolo Teatro Città di Ravenna e diretta da Gino Caprara, è opera di Icilio Missiroli, giornalista, saggista, uomo politico, scomparso giusto un anno fa. La sua illuminata stesura di opere è largamente compensata da una meticolosa cura stilistica e linguistica. Le sue commedie dialettali sono tutte ambientate nella campagna natale di San Zaccaria che dovette lasciare ancor giovane per dedicarsi all'insegnamento. Gli argomenti che egli tratta, dal drammatico, al comico, al patetico, non vengono mai spinti all'eccesso; ma abilmente dosati danno un'immagine veritiera di quella Romagna che l'Autore conobbe durante la sua adolescenza. Scriveva Missiroli: "Per la caratterizzazione regionale, ho avuto sempre cura di introdurre elementi del folklore romagnolo che, integrando la vicenda, concorsero a definire l'ambiente senza possibilità di equivoci. Confesso che spesso, mi sono accinto a scrivere le prime scene di una commedia solamente quando avevo trovato gli elementi d'ambiente e di costume adatti a ben definire la "romagnolità".
In breve la storia di questa Rumagnola. Tina ha appena trascorso un'allegra serata ad un ballo, contesa tra vari pretendenti. Al mattino si busca però una solenne lavata di capo dal padre, Carlon, il quale la accusa di aver civettato oltre misura con molti ragazzi, tanto che due suoi pretendenti, Ghitan e Pirsant, hanno poi finito col prendersi a cazzotti. In seguito Tina si fidanzerà e sposerà Ghitan, restando tuttavia amica con Pirsant, al quale consiglierà di rivolgere le sue attenzioni all'amica Gilda.
Tutto il primo atto vede quindi il susseguirsi di alcuni momenti di vita tipici di una vecchia famiglia matriarcale, dove tuttavia le donne vengono trattate alla pari e dove una ragazza, dotata di una forte personalità, concretizza le sue meditate scelte senza tuttavia mancare di rispetto al alcuno. Vengono di seguito presentate col giusto risalto alcuni momenti di vita campagnola della nostra regione. Gli approcci sentimentali di quattro giovani che poi, si intuisce, continueranno la serata quando ci si ritroverà a trebbo. Carlon che riesce a concludere un affare vendendo bestiame ad un mercante, grazie alla mediazione di un sensale chiacchierone e bugiardo, ma anche lui interessato al buon fine della trattativa. Una animata partita a carte fra amici, che l'alterna fortuna rende sempre più accesa.
Il secondo atto è ambientato negli anni 30. Pirsant prova ancora simpatia per Tina e torna all'attacco, ma la donna lo respinge decisamente. Egli allora per vendicarsi, le rivela che il marito se la spassa con Luzijna, sposatasi nel frattempo con l'amico Jacmin. Tina ha un attimo di smarrimento, ma poi decide di passare al contrattacco. Non vuole perdere la sua dignità, ma neppure il marito, La pace e l'unione famigliare vengono salvati a tutti i costi. Prima affronta l'amica rivale svergognandola, poi riesce a fare confessare il marito - l'uomo cacciatore questa volta è diventato preda -, con argomenti molto convincenti si riconquista l'affetto esclusivo di quell'uomo che si era scelto molti anni prima. Anche in questo atto c'è il richiamo alle tradizioni romagnole. Tutto il dramma infatti si è svolto alla vigilia dell'Epifania, e verso sera arriveranno gli amici, fra cui Luzijna e Jacmin, per cantare la Pasquella come si usava fare quella notte, andando di casa in casa. L'allegra comitiva suggella la pace fra i coniugi e fa dimenticare i vecchi rancori.
L'ultimo atto vede l'occupazione tedesca anche in casa di Tina. Suo figlio Pirin è partigiano e ogni tanto la va a trovare, incontrandosi anche con Clara, figlia di Luzijna e Jacmin. Fra i due c'è del tenero. Un giorno che Pirin è in casa, arrivano i tedeschi. Tina lo nasconde e mentre Ghitan e Pirsant portano in salvo il bestiame, affronta da sola la pattuglia dei soldati. Dopo aver ispezionato la casa, portano via la donna, ma un soldato, Franz, che le si era affezionato, le confida che si stanno ritirando perché sopraggiungono gli alleati, poi riesce a farla fuggire. Evidentemente non tutti i soldati tedeschi erano cattivi, ma anche qualcuno di loro si ricordava ogni tanto di avere una mamma che lo aspettava a casa. Tina ritorna al casolare dove trova tutti i familiari. Ormai è anziana è stanca. Pensa quindi sia giunto il momento che la responsabilità della casa passi ai nuovi arzdòr Pirin e Clara. E' una decisione saggia. Ma a chi le fa notare, incredulo, che ella ha spontaneamente lasciato il comando della famiglia, con un ultimo guizzo il suo indomito carattere le fa esclamare: "S'a jo det acsè, parola torna indrì".
Luisa Fiorentini ancora una volta ha mostrato le sue doti immedesimandosi completamente nella difficile parte di Tina. Illustrando quest'opera il suo Autore riteneva di individuare le caratteristiche del gentil sesso della nostra terra come una donna sbrigativa e positiva nello stesso tempo. Apparentemente spregiudicata, ma di cuore e capace di amare fino al sacrificio, abile e reggere la casa e a... dirigerla anche nei confronti del marito autoritario e capo della famiglia. Mi è sembrato, ma tutto il pubblico ne ha dato testimonianza, che la Fiorentini abbia vissuto il suo ruolo interpretandolo fedelmente come l'Autore l'aveva immaginato.
Molto equilibrata anche la recita di Mario Emiliani (Ghitan), di Roberto Battistini (Carlon) e Stefania Guidani (Minghina), rispettivamente marito e genitori di Tina. Valida l'interpretazione di Giuseppe Pezzi (e' sansel) Luigi Soprani (e marcant) Decimo Babini (Pirsant) e Carmen Di Paolo (Malvina). Ma un elogio deve andare anche a tutti gli altri, e di seguito il ricordo, perché in un fine mosaico come "Una Rumagnola", non ci possono essere tessere di secondaria importanza: Bruno Vitali (Jacmin), Meris Arfelli (Gilda), Gabriele Casavecchia (Berto), Franca Morelli (Luzijna), Lea Martini (Clara), Mauro Casadio (Pirin), Stefano Alberti (Franz), Bruno Melandri e Ullero Agostini (soldati tedeschi) Adriano Tarroni (chitarrista nella Pasquella).
Il 10 febbraio la Filodrammatica di Bubano chiuderà la rassegna. Quella sera fare i confronti fra quest'ultima o le altre, e il Piccolo Teatro della Città di Ravenna equivarrebbe ad uno scherzo carnevalesco di cattivo gusto. Invitare invece le filodrammatiche cittadine a prefissarsi come traguardo le capacità espressive dei bravi ravennati - certamente frutto di sacrifici non indifferenti - significherà il giusto riconoscimento del buon livello fin qui raggiunto.
Le qualità ci sono, vanno adeguatamente sviluppate.